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Economia e Sicurezza, Se non ora quando ?
18-02-2013, 20:51
Messaggio: #1
Economia e Sicurezza, Se non ora quando ?
Il 9 Ottobre scorso 2012, in occasione del convegno “Rischio sismico e rischio idrogeologico: la sfida italiana” è stato presentato il Primo Rapporto Ance-Cresme (Associazione Nazionale Costruttori Edili- Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l'Edilizia e il Territorio) riguardante lo stato del territorio Italiano.
Ne emerge che il nostro Paese è caratterizzato da un forte rischio naturale: le aree a elevato rischio sismico sono circa il 44% della superficie nazionale (131 mila kmq) e interessano il 36% dei comuni, mentre le aree a elevata criticità idrogeologica (rischio frana e/o alluvione) rappresentano circa il 10% della superficie italiana (29.500 kmq) e riguardano l’89% dei comuni. La tutela della popolazione residente in queste aree, il risanamento idrogeologico del territorio e la messa in sicurezza del patrimonio sono questioni prioritarie per il Paese, sottolinea la ricerca, dichiarando che oggi un italiano su tre vive in zone a rischio sismico.

Anche lo stato degli immobili che prima di altri dovrebbero garantire sicurezza e salute, scuole e ospedali non sembra essere rassicurante.
Su 64.800 edifici ad uso scolastico, il 60% risale a prima del 1971 e addirittura un edificio su dieci è antecedente al 1919, il tutto tenendo conto che 24.000 scuole si trovano in aree ad elevato rischio sismico e circa 6.000 sorgono in zone sottoposte a problemi idrogeologici.
Parlando di strutture ospedaliere la situazione non migliora: dei 5.700 ospedali, più di 1.800 si trovano in aree a rischio sismico e 547 sorgono invece in aree a forte rischio idrogeologico.

E’ interessante alla luce di questi dati, dare un’occhiata alle spese sostenute in Italia per riparare i danni causati da “disastri” idrogeologici a cui è soggetto il nostro Paese. Anche se l’argomento è un tema delicato, soprattutto per l’Emilia, che ha ancora calda sotto i piedi, la sensazione indimenticabile delle scosse avvenute nel maggio 2012.
Le cifre parlano chiaro, i danni, parlano chiaro, gli incidenti, i morti, il lavoro anch’esso spesso sepolto, parlano chiaro.
E ci chiediamo ancora una volta, se tutti questi numeri esorbitanti, che sanno di tragedie non ancora del tutto consumate, in un paese civile, non potrebbero essere impiegati diversamente.


Viene spontaneo chiedersi se non sarebbe più semplice investire le risorse disponibili nella prevenzione, soprattutto adesso che i risultati delle ultime ricerche parlano chiaro. Sarebbe sicuramente un vantaggio innanzitutto economico, ma ancora prima si eviterebbero le vittime e i feriti che ad ogni evento sismico raggiungono sempre cifre inammissibili.
Non siamo dei tecnici, o degli esperti, e non abbiamo risposte, ma qualche riflessione da fare sì, soprattutto alla luce dei dati che seguono.

Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi all'anno.
Solo dal 2010 a oggi si stimano costi per 20,5 miliardi
(l'8% del totale), considerando i 13,3 miliardi quantificati per il terremoto in Emilia Romagna.
Il 75% del totale (181 miliardi) si legge nel rapporto, riguarda i terremoti, il restante 25%, (61,5 miliardi) è da addebitare al dissesto idrogeologico.

Il ministero dell’ambiente, ci comunica che è necessario elaborare un piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, e stima che gli investimenti necessari siano di 1,2 miliardi di euro all'anno per 20 anni.

Ma dal 1991 al 2011 risultano finanziati interventi per circa 10 miliardi di euro, meno di 500 milioni all'anno, per l'80% gestiti dal ministero dell'Ambiente.
Il problema principale è ovviamente quello delle risorse, basti pensare che gli stanziamenti per il ministero dell’Ambiente finalizzati alla tutela del territorio sono diminuiti del 91% negli ultimi 5 anni.

Alcuni esempi di quanto è successo in passato:

1968 Valle del Belice, 370 morti, 70.000 senzatetto, 8438 milioni di euro dal 1968 al 2018

1976 Friuli Venezia Giu1ia, 989 morti, 45.000 senzatetto, 17.043 milioni di euro dal 1976 al 2006

1980 Irpinia, 2.914 morti, 280.000 senzatetto, 47.826 milioni di euro dal 1980 al 2023

1997 Marche Umbria, 11 morti, 32.000 senzatetto, 12.376 milioni di euro dal 1997 al 2024

2002 Molise e Puglia 30 morti, 5.700 senzatetto, 1.310 milioni di euro dal 2002 al 2023

2009 Abruzzo 308 morti, 67.500 senzatetto, 11.519 milioni di euro dal 2009 al 2033

Nello specifico, per quel che riguarda il terremoto in Emilia Romagna, a oggi risultano autorizzati stanziamenti a carico dello Stato per un ammontare di oltre 9 miliardi, ai quali vanno aggiunti 670 milioni da Fondo di solidarietà UE e donazioni.

Di fronte a questa inadeguatezza economica e non solo, l’Ance accompagna a questi dati non proprio rassicuranti, qualche proposta per reperire i fondi necessari, come ad esempio quella di recuperare una percentuale dell’imu, o quella di inserire il costo degli interventi per la sicurezza sismica tra quelli incentivati dalla detrazione fiscale del 55%, oggi in vigore per il risparmio energetico.
Perché ovviamente la questione più importante messa in evidenza nel Rapporto è la necessità di destinare i fondi previsti in modo più attento, inserendoli in una visione di sviluppo sostenibile affinché vengano impiegati per sostenere una politica di monitoraggio e manutenzione ordinaria e di prevenzione, invece di porre rimedio a danni avvenuti.

L’elenco di queste cifre esorbitanti fa riflettere, perché forse è arrivato il momento di cercare di razionalizzare la spesa pubblica, investendo nelle costruzioni, nei palazzi e nell’edilizia già esistente. Una scelta economica che avrebbe anche il vantaggio di non rubare e cementificare altro suolo, che si fa sempre più fragile.
Senza contare che questi investimenti otterrebbero un risultato a lunga scadenza, perché viste le caratteristiche appena descritte, l’Italia dovrebbe impegnarsi per cercare di sviluppare questo settore che la riguarda molto da vicino.
Per esempio incentivando la nascita di figure professionali specializzate in questi ambiti, in modo da far nascere nuovi posti di lavoro, nuovi ruoli - sia di ricerca che nella costruzione dei materiali - nuove aziende, che nell’insieme, oltre ad avere un forte impatto economico garantirebbero anche un diverso modo di vivere e abitare il paesaggio, senza timore, con più sicurezza, ma sopratutto come una grande risorsa.

In poche parole potremmo creare economia, occupazione e ricerca spendendo meno soldi di quelli che già spendiamo per far fronte ogni volta ad una nuova emergenza, con la non irrilevante differenza di salvare vite umane e disagi infiniti.
Il nostro territorio ed i monumenti potrebbero e dovrebbero essere il nostro punto di forza non il nostro punto debole.
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24-02-2013, 15:12
Messaggio: #2
RE: Economia e Sicurezza, Se non ora quando ?
Giusto per aggiungere qualche dato di quello che ci costa riparare ai danni fatti da terremoti, alluvioni o altro.

Questa è la lista delle accise che negli anni sono state aggiunte al costo della benzina e che ancora oggi paghiamo:

10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
0,0089 euro per far fronte all'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.
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